Cascate di Ouzued – lago aguel mam azegza

Data: 29 aprile 2014
Luogo di partenza: cascate Ouzued
Luoghi intermedi: Beni Mellal; tagzirt; Tighboula; khenifra; Plateau d’Ajuir
Luogo di arrivo: wp: (laghetto ) N 32 58,726 W 5 27,196
Km percorsi: km 247
Spesa giornaliera: dh 1777,08 = euro 158,09
Way points: possibili soste pic nic: N32 56,256 W 5 29,728
N 32 56,756 W 5 28,974
N 32 57,527 W 5 28,359
N 32 58,547 W 5 28,564

Resoconto
Sveglia ore otto e dopo colazione , lasciati i cani nel truck, partiamo per la discesa verso la base delle cascate. La strada che si prende sulla sinistra della piazza, e’ costeggiata da tante botteghe di artigianato tipico e da ristoranti che , man mano , si risvegliano e lentamente si mentono in attivita’ , per preparare il pranzo con i tajine sui bracieri tradizionali. Non sono assillanti i negozianti ma , cortesi, rispondono al saluto. Quasi subito , lungo la strada incappiamo in un gruppo di scimmie con cuccioli e ci perdiamo a fotografarli e filmarli nei loro atteggiamenti giocosi o affettuosi, assolutamente abituati alla presenza dell’essere umano e quindi, per nulla intimoriti. Le due madri con i loro giovani cuccioli in grembo si fanno fotografare da vicino ed e’ uno spettacolo delizioso vedere con quanta delicatezza, premura ed amore , madre e figlio, si relazionano.
Riprendiamo la discesa fino alla prima piattaforma dalla quale si possono fotografare le cascate e anche guardare le imbarcazioni che permettono, a chi non vuole passare sui ponticelli, di traghettare lungo il corso delle acque . Fatte alcune foto continuiamo a scendere fino a giungere ai piedi delle cascate e perdere una decina di minuti a cercare e riprendere, le rane che riempiono l’atmosfera con il loro gracidare acuto. Dando prova del mio estremo equilibrio, del quale sono tutt’altro che dotata, attraversiamo il corso d’acqua salterellando sui sassi e sui due ponticelli fatti di lamiere inchiodate e continuiamo ancora per qualche centinaio di metri , la nostra passeggiata, essendo il clima fresco e gradevole ed essendoci pochissima gente. Nel 2007 avevamo fatto tutta la passeggiata, di circa due ore, fino al punto il cui, il corso d’acqua, cade attraverso un foro nella roccia , nel nulla; oggi, siamo di fretta e non possiamo dedicare tutta la giornata alla visita che , decidiamo di rimandare alla prossima occasione. Assaliti dagli aromi delle pietanze che stanno cuocendo nei vari ristoranti, risaliamo faticosamente gli infiniti gradini che ci riportano al truck , dove giungiamo alle ore 12. Una doccia veloce e il cambio della maglietta e’ d’obbligo e poi , di nuovo in viaggio: desideriamo ripercorrere la strada che ci ha portato alle cascate, dalla provinciale , prima di pranzare e poi continuare il nostro viaggio verso nord . La statale N8 continua ad essere piatta ed insignificante anche se si allarga leggermente la carreggiata, lasciando che il driver, sia un po’ piu’ rilassato alla guida. Effettuiamo un piccolo taglio di strada subito dopo Beni Mellah e , invece che continuare sulla provinciale N8 imbocchiamo la strada che costeggia le montagne a est, che passa per il piccolo villaggio di Tagzirt. Riprendiamo la statale all’altezza di El Ksiba e proseguiamo il viaggio. Oggi vorremmo fare ancora un po’ di strada , non essendoci luoghi di particolare interesse lungo il tragitto, fino a Kenifra. ….e invece no! Giunti in citta’ prendiamo per i piani di Ajuir, una area che non conosciamo . La strada in direzione Azrou – Fes , corre parallela alla statale N8 , una ventina di chilometri piu’ a est e attraversa delle localita’ poco conosciute ma estremamente interessanti. La strada che inizia da Kenifra ed e’ ben indicata in citta’, e’ di buon asfalto e pressoché’ deserta, quindi percorriamo ancora un po’ di chilometri, essendoci luce fino almeno alle ore 20. Il paesaggio e’ collinare , con prati e campi verdi . Man mano che avanziamo cominciamo ad incontrare i piani, grandi spianate di pratoni , adattissime a fare delle soste per pic nic o campi notturni. Mi prefiggo di raggiungere un posto dove, sulla carta , e’ indicato un piccolo laghetto chiamato Aguel Mam Azegza. Una deviazione di due chilometri rispetto alla strada che stiamo percorrendo, ci condurra’ sul posto ma , purtroppo la luce non c’e’ piu’ e, quando arriviamo , riusciamo appena ad intravedere la presenza di una costruzione che riporta l’indicazione di ristorante e albergo (stile berbero!). La strada asfaltata anche se non in ottimo stato, costeggia il laghetto e notiamo la presenza di due yogurt e, piu’ distante, di un altro camion, parcheggiati sul prato , in riva alle acque. Ci sorge il dubbio che noi potremmo essere un po’ pesanti ma, Davide scende a controllare e , afferma perentorio:- no, no , il terreno tiene!- . Le cosi’, dette ultime parole famose: facciamo ancora qualche metro e, quando lui innesta la retro per mettere piu’ in pari il mezzo…..siamo fermi! E vi sembrava che , se ricominciavamo a girare, non combinavamo qualche casino ? Scendiamo dal camion e la situazione ci si dipinge chiaramente anche se la visibilita’ e’ scarsa: tre ruote sul buono e una, la posteriore lato guida, insabbiata fino a meta’ cerchio. Probabilmente, se non avessimo fatto la retro, non sarebbe successo nulla ma, con questo terreno sabbioso e umido, a pochi metri dalla riva del laghetto, il peso del truck e’ stato eccessivo (le nostre 12 ton hanno il loro perche’!) e abbiamo scavato dove il terreno ha ceduto. Nonostante sia buio e la temperatura sia scesa notevolmente, ci mettiamo subito al lavoro: davide con la pala comincia a scavare per liberare la ruota ed io procuro sassi di varie dimensioni per metterle sotto il pneumatico ed evitare che sprofondi ulteriormente. Mentre ci diamo da fare, appare dal nulla un marocchino che si avvicina cautamente, saluta e dopo poco, si mette a darci una mano, cercando di elargire consigli, in un francese arabeggiante, che facciamo fatica a capire. Lui propone di rimandare a domani, il tutto ma noi, cocciuti insistiamo per fare almeno un tentativo. Sgonfiamo le gomme e, mentre mio marito rimane giu’ per darmi indicazioni, io mi metto alla guida . Ridotte e tutti i bloccaggi innestati, metto la prima in manuale e …..primo tentativo fallito ! Purtroppo la ruota sprofonda ancora di piu’ mettendo la cellula in una posizione ancora piu’ inclinata. Ci prende lo sconforto, sopratutto quando io salgo sul truck per andare in bagno e, mi accorgo che faccio molta fatica a stare in piedi e , asciugamani e accappatoio , in bagno, sembra che galleggino in assenza di gravita’, avendo un angolo di inclinazione di almeno 35 gradi. Il marocchino ci fa capire che va a casa a prendere un asse da mettere sotto il camion per provare ad usare il crick per alzare la ruota e mettere sotto dei sassi. Davide , preso da crisi, continua a scavare sotto il mezzo per liberare la boccia del differenziale che , dopo il tentativo, si e’ spanciata . Dopo circa venti minuti, al posto del marocchino , sopraggiunge sua moglie con una torcia e l’asse promessa, e comincia ad assistere al frenetico lavoro di Davide e mio, che ci siamo messi entrambi a scavare: lui sotto il truck , io a lato per togliere di mezzo la terra sabbiosa che lui riesce ad eliminare . Decidiamo di tirare giu’ dalla pedana il quad e le ruote di scorta: sono 700 kg in meno che HW deve muovere e che gravano sul posteriore ed io convinco la signora , che nel frattempo, infreddolita si era seduta a farci luce, ad andare a casa. Piu’ volte lei ha insistito affinche’ andassimo da lei a dormire ma, dopo che le abbiamo detto che abbiamo anche la tenda che , nel caso , possiamo montare, ci saluta e rimanda l’ incontro a domani. Davide e’ stravolto e finalmente lo convinco a smettere di scavare e a rimandare a domani mattina il secondo tentativo, con la luce. Siamo troppo stanchi per montare la tenda, cosi’ decidiamo di tentare di dormire…inclinati! Fortunatamente la cabina di guida e’ quasi pari e io e hogan , dopo una breve lotta con la Niky che decide di mettersi sul divano con i cuscini, ci sistemiamo sulla panca, dietro i sedili (che palle , il cagnaccio non mi fa stendere le gambe per tutta la notte!) , mentre Davide , in posizione opposta a come dormiamo di solito, punta i piedi contro l’armadio per non scivolare in basso, a causa dell’inclinazione e tenta di restare sul letto, con la testa sul lato alto e i piedi da quello basso . Restiamo per qualche ora in questa posizione ed io, confesso, sono anche riuscita a chiudere per un po’ gli occhi ma , in cabina guida, la temperatura scende e non avendo coperta, salvo quelle dei cani che ho tentato di avvolgermi sulle gambe, ho troppo freddo. Decido quindi di andare anche io nel letto, dove fa decisamente piu’ caldo ma , appena sdraiata, io non riesco a puntare i piedi e scivolo verso il fondo, senza speranza. Provo prima a rannicchiarmi e poi mi metto perpendicolare a Davide poggiando tutto il corpo contro l’armadiatura , cosi’ da venire schiacciata dall’inclinazione contro il piano ma, almeno, essere per tutta la lunghezza del mio corpo, inclinata allo stesso modo. Davide confessa di non aver dormito neppure cinque minuti sia per la scomodita’ sia perche’ preoccupato. …..leggete il resoconto di domani !

Luoghi di interesse: Auge Mam Azegza (laghetto) ; Piani di Ajuir
Percorso in sintesi: N8 direzione Fes priva di particolare interesse fino a Kenifra poi a est per i Plateau d’Ajuir dove il percorso e’ favoloso con prati enormi e paesaggi montani
Condizione delle strade: asfalto buono su N8 ma strada con discreto traffico di camion che si allarga una cinquantina di chilometri prima di Kenifra. La deviazione verso i piani 3485 presenta asfalto in brutte condizioni ma poco frequentata.
Stazioni di servizio (carburante, acqua, gas): solo in centri abitati no sulla deviazione
Reperibilita’ servizi (bar, ristoranti, camping): ovunque
Indirizzi utili:

– Posted using BlogPress from my iPad

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